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“Per la futura evoluzione dell’umanità è decisiva la concezione che elaboriamo sulla natura della Terra. Viviamo noi ed operiamo sopra un pianeta morto, o vogliamo indirizzare i nostri pensieri e le nostre azioni ad una entità vivente, alla quale si applica l’eterna legge del muori e divieni?. (Lo ha detto Guenther Wachsmuth 50 anni prima che lo dicessero coloro che negli ultimi anni hanno parlato di “terricidio” e dell’esigenza di un rinnovamento ecologico della Terra). Se si è distrutta in gran parte la natura e se si seguita a distruggerla, vuol dire che si tendeva e si tende ancora verso la mineralizzazione della terra, verso un pianeta senza vita. Occorre invece (come dice Wachsmuth) indirizzare i nostri pensieri e le nostre azioni alla terra intesa come entità vivente. Negli ultimi tempi, purtroppo, la scienza sperimentale ha considerato la natura nella sua parte priva di vita; anzi questa viene presa in considerazione quando la vita non c’è più, come nel caso della nutrizione delle piante coltivate, degli animali, dello stesso uomo. Si prende in considerazione l’alimento prima di essere introdotto nell’organismo, le deiezioni o i prodotti che ne escono e non la parte centrale dell’organismo stesso, dove effetivamente la nutrizione si svolge in un ambiente completamente vivente. Non è che non si ammetta il vivente, il che sarebbe senza senso, perché il vivente è sempre sotto gli occhi di tutti, ma si applica alle piante in crescenza, o alla nutrizione, o al sangue, le leggi delle sostanze che si scoprono in laboratorio. Il che è semplicemente antiscientifico ed arbitrario, perché in pratica si agisce (e le conseguenze le hanno tutti sotto gli occhi) con un fattore, quello della vita, che in effetti non si conosce, e che comunque non si considera come tale, cioé come un elemento vivente, bensì come un elemento assimilabile alle leggi del mondo minerale. La stessa sorte viene riservata alla vita psichica. Arbitrariamente la si fa derivare dagli istinti e questi a loro volta dalla vita organica, che, come si è visto, si fa a sua volta derivare dalle leggi del mondo minerale, cioè da leggi opposte a quelle della vita. Al fondo di tutta la cultura odierna c’è sempre la materia o il pensare (rappresentare), razionalizzare, intellettualizzare sempre intorno alla materia, al mondo esteriore o al mondo dell’uomo, considerato anch’esso un aggregato di leggi fisiche, caloriche, chimiche, ecc. “La scienza odierna osserva le piante proprio come chi prendesse in mano un libro osservando le forme alfabetiche, ma senza leggere. Se si apre un libro e non si sa leggere le forme dei segni devono apparire ben problematiche”. Occorre dunque osservare diversamente, con esperienze di pensiero assolutamente inabituali all’uomo attuale. A ben guardare, secondo una più attenta osservazione, ciò che è abituale non trova rispondenza nella realtà. Del resto si può dire che non passi giorno per constatare che quello che era giusto ieri per la scienza, oggi non lo è più. Per avvicinarsi alla comprensione e alla conoscenza della vita è forse opportuno partire dalla nascita. La vita nasce dal CHAOS, in senso lettrale ed in senso pratico. In senso letterale, perché il termine CHAOS non è stato inventato a casaccio dai greci. Esso, al conrario, contiene le iniziali degli elementi che compongono la proteina (prima vita), ma anche l’ultima vita, nel senso che la vita si trasmette attraverso le proteine, sempre presenti nel seme, nei germi riproduttivi degli animali e dell’uomo. La proteina è composta normalmente, nell’ordine seguito dal termine CHAOS, da Carbonio, Idrogeno, Azoto, Ossigeno e Sulfur. Quest’ultimo, peraltro, non è sempre presente nei normali aminoacidi componenti le proteine; tuttavia, esso è sempre essenziale perché è tramite l’elemento zolfo che si forma la proteina. La vita nasce dal CHAOS in senso pratico perché un insieme di sostanze che devono vivere, e nelle quali è sempre presente la proteina, devono effettivamente scomporsi nei suoi elementi essenziali per disporsi senza legge costruttiva, appunto allo stato di caos, in analogia e concomitanza al caos del lontano universo, alle leggi di questo universo (dei pianeti, del sole e della luna, dello zodiaco, delle stelle fisse in genere). Sullo stato di caos lontano e vicino possono agire le leggi primordiali. Un seme, prima di diventare seme, si dispone nella situazione di caos, perché in esso possano agire quelle determinate influenze cosmiche per cui il seme derivante sia sempre di quella specie. Così per tutti i semi delle piante e per i germi riproduttivi degli animali e degli uomini. Il successivo accrescimento, una volta ottenuto il seme, diventa sempre più complesso mano a mano che si passa dalla pianta al regno animale e all’uomo. Nelle piante occorre una buona terra, sufficiente calore ed umidità. E’ nella terra, nello strato coltivabile di 30 cm che può esistere la vita. Il vivente, non bisognerebbe mai dimenticarlo, ha bisogno per sussistere di un ambiente altrettanto vivente. Questo, a sua volta, è in connessione con il cosmo da una parte e con l’uomo dall’altra. Le colture idroponiche, che non vengono coltivate nell’ambiente vitale della terra, ma nell’ambiente (non vitale) dell’acqua, in una soluzione salina, sono contro natura. I relativi prodotti, a parte ogni altra considerazione, sono pericolosi per l’organismo umano. Il metodo della cristallizzazione sensibile, di cui si accennerà in seguito, lo mette chiaramente in evidenza. Del pari, i concimi chimici, che agiscono praticamente soltanto nell’elemento acqua della terra, danno prodotti contro natura e per tanto degenerati. Gli esempi potrebbero seguitare all’infinito, come infinite sono le applicazioni derivanti da una scienza di estrazione materialistica e come tale contraria al vivente, all’elemento vita. Nel regno animale rispetto al vegetale le cose cambiano. Le piante hanno affinità congiuntamente con l’elemento terra e con l’elemento acqua, e meno con l’elemento aria e con l’elemento calore. Gli animali, al contrario, hanno affinità con l’elemento aria e con l’elemento calore e meno con l’elemento terra e con l’elemento acqua. Basti considerare la complessità dei sistemi digerenti degli animali necessaria per digerire i prodotti della terra (fatti in prevalenza di sostanze e di acqua) per rendersi conto delle difficoltà che essi incontrano per assimilare ciò che a loro è poco affine. Oltre all’elemento calore e all’elemento aria, bisogna aggiungere l’elemento luce. Le uova di farfalla si schiudono da sole sotto l’influenza dell’elemento luce e dell’elemento calore, mentre per gli uccelli occorre il covare per produrre il calore. Con il calore si schiude la vita. Per mantenerla, per farla crescere occorre un altro fattore, il respirare e quindi il ritmo, il movimento. Ci sono poi altri fattori di vita. Qualsiasi organismo vivente ha bisogno di fattori primordiali caratteristicamente appropriati alla vita. Si tratta delle forze eteriche, le forze plasmatrici, quelle ad esempio che anche la normale medicina ha intuite presenti nel latte. Anzi la vita può sussistere nell’ambito di un organismo eterico, come tale ben delineato (sebbene non rigidamente come nel caso di un organismo fisico). Le forze fisiche tenderebbero a pietrificare un organismo vivente, essendo portatrici di forze di morte. Occorre allora un continuo rinnovo eterico e questo viene assicurato attraverso la respirazione, più esattamente attraverso l’ossigeno, che è il portatore fisico dell’elemento vita. Con l’ossigeno viene inspirato anche l’azoto, che è il portatore fisico dell’astrale (l’anima dell’uomo è della stessa natura dell’astrale). L’ossigeno e l’azoto sono i portatori fisici di entità soprasensibili. Entrati nell’organismo compiono le loro complesse funzioni, si combinano per formare sostanze, oppure escono con la espirazione, previa combinazione (o trasformazione) con altre sostanze. Queste sostanze sono importanti; più importanti, ovviamente, sono le entità soprasensibili veicolate da quelle sostanze. Ad esempio, il ritmo è una caratteristica peculiare dell’elemento astrale, a sua volta legato al respiro cosmico (ritmo dei pianeti, ecc.). Questo vuol dire, all’atto pratico, che l’ossigeno non entrerebbe in un organismo vivente (della terra, delle piante, dell’uomo) se non vi fosse trascinato dall’azoto. Infatti le forze eteriche e il loro portatore, l’ossigeno, tendono ad espandersi, a fuggire nelle lontananze. Da qui l’importanza delle leguminose per la vita della terra, che può respirare l’ossigeno per la presenza di quelle piante, uniche nel loro genere, in grado di trascinare, dentro lo strato coltivabile, l’ossigeno, l’elemento portatore di vita. Non esiste la vita senza la respirazione, senza l’assunzione di ossigeno. Secondo molte tradizioni spirirituali la vita, il nascere, comincia con il “soffio”, con la respirazione. In effetti si vive tra un respiro e l’altro. Da questo si può capire che non esiste l’elemento vita se questa a sua volta non è ritmicamente collegata con l’astrale. Nelle piante, formate dall’elemento minerale e dall’elemento vivente (corpo eterico) l’astrale agisce dall’esterno. Una pianta non potrebbe crescere se non fosse trascinata in alto dall’astrale. L’elemento vita in sé stesso non è sufficiente a provocare la crescita delle piante. Nessuna legge fisica riesce a spiegare, come è noto, la crescita delle gigantesche sequoie, come di un qualsiasi altro albero. A sua volta l’astrale è connesso con lo spirituale, e così via. Ritornando al respiro, come questo viene a cessare (non si potrebbe resistere più di qualche minuto) cessa immediatamente anche la vita e subentrano le forze distruttive delle sostanze, cioè della natura priva di vita. Altra caratteristica. Le forze eteriche, che sono di quattro qualità (etere calore, etere luce, etere chimico, etere della vita – il citato Guenther Wachsmuth ha dedicato un grosso volume alle forze plasmatrici eteriche - ) sono dappertutto, ma diventano viventi soltanto nell’ambito di un organismo vivente. L’ossigeno, il portatore delle forze eteriche, come componente dell’aria è privo di vita, altrimenti l’uomo non potrebbe pensare e cadrebbe continuamente in deliquio; diventa vivente non appena entra nell’organismo umano, come nell’organismo delle piante e nell’organismo della terra. Si tratta di accenni per fare comprendere che la “vita”, propriamente intesa (non avente peraltro nulla a che fare con la vita dell’anima e dello spirito) è qualcosa di ben più complesso di quanto semplicisticamente ritenuto dalla scienza attuale. Essa non è misurabile con gli strumenti fisici; occorrono altri criteri per arrivare ad averne una esatta cognizione. E’ propriamente l’etere della vita che dà un senso, un significato, alle cose. D’altra parte, nessun etere è comprensibile, se non si risale (come per ogni cosa) alla sua origine, e quindi alle incarnazioni precedenti della Terra, nel corso delle quali i quattro eteri si sono formati. Anche la vita intesa come nostalgia (di cui detto in precedenza) non si spiega tanto facilmente se non collegata con tutta l’evoluzione umana. Questa evoluzione, in sostanza, nel corso di lunghi periodi di tempo, è stata necessaria per rendere possibile la vita dello spirito su questa terra. Una di queste possibilità è fornita dalla vita, una qualità soprasensibile che precede la sostanza nel suo divenire, rimanendovi poi incorporata per formare un organismo vivente. Altrimenti è sostanza morta, è minerale (che tuttavia ha anch’esso la sua evoluzione, il suo significato; anch’esso è indispensabile). La vita, in particolare, serve allo spirito per pensare e per avere coscienza. Per avere coscienza occorre che si crei una specie di vuoto, dato dalla combustione a mezzo del pensare della sostanza vivente (che già possiede una certa sensibilità - per via di una delle tante funzioni dell’astrale: quella di sensibilizzare tutto ciò che è inferiore al suo grado evolutivo). A sua volta il pensare proviene dalla metamorfosi delle forze di crescenza. Le stesse forze cosmiche, che servono per far crescere un qualsiasi organismo, si metamorfosano gradatamente nell’uomo (e soltanto nell’uomo) in forze del pensare. I pensieri in origine sono dunque cosmici, viventi; muoiono nella testa, che è l’organo più mineralizzato che esista nell’uomo; ridiventano invece viventi se intervengono coscientemente le forze del cuore, cioè le forze del sentimento, attraverso la volontà personale dell’uomo sulla via della conoscenza e dell’autocoscienza. Questa diventa una realtà sperimentale. E’ l’io che interviene nel ricostruire il fisico e l’eterico distrutti, come sopra detto, dal pensare in particolare e dal corpo astrale in generale Ogni vita che nasce ha dunque in sé anche il principio della “morte”, il principio astrale. Anche la morte è necessaria e ciò per avere sempre più vita. (Si comprende così anche il “muori e divieni” riportato in un pensiero di Wachsmuth). E’ un fatto caratteristico dell’uomo moderno quello di parlare sempre di vita, mai di morte, senza immaginare che egli vive perché in lui avviene continuamente un processo di morte. La morte definitiva su questa terra è regolata dalla legge del Karma (la vita normale è di circa 72 anni: i primi due anni alla fine dei quali si incarna l’Io, più dieci settenni). Essa costituisce senz’altro un’esperienza dura; tuttavia è necessaria perché si abbia la relativa esperienza e perché si possa passare ad una nuova coscienza e ad una nuova vita nel mondo spirituale, da immaginare non meno importante ed interessante della vita su questa terra.
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Tratto da: Mario Valdinoci, “Il mondo moderno tra medioevo e subnatura” 1973, Pàtron editore, Bologna
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