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Storia
Disciplinare
Metodo di Produzione
Caratteristiche da leccarsi i baffi
Definizione |
L'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena
deriva dalla fermentazione del mosto cotto ad opera di particolari ceppi
di acetobatteri, molto spesso organizzati in colonie batteriche dette
"madri", e dalla successiva lenta maturazione ad opera di enzimi che si
completa dopo un lungo periodo di invecchiamento, durante il quale
avvengono in prevalenza trasformazioni di tipo chimico-fisico.
Il mosto impiegato per l'ottenimento di Aceto Balsamico Tradizionale di
Modena proviene da una pigiatura di uve trebbiane e di uve dei tipici
vitigni modenesi, quali ad esempio i lambruschi. Prima che il mosto
crudo cominci a fermentare, lo si separa dalle vinacce e lo si avvia ai
recipienti di cottura a fuoco diretto, ove avviene una lenta
concentrazione per evaporazione, a vaso aperto. Con la cottura evapora
una quantità d'acqua variabile e si devitalizza la carica microbica
presente in partenza nel mosto, che così perde la sua naturale tendenza
a trasformarsi in vino. Al termine della cottura il mosto risulta
imbrunito, spiccatamente gustoso e profumato, con un elevato tenore
zuccherino. Il mosto cotto, dopo raffreddamento e decantazione, viene
posto all'interno di una serie di botti di volume decrescente e legni
diversi (rovere, castagno, gelso, ciliegio, ginepro, etc.).
La successione delle singole botticelle viene denominata "batteria", ed
è collocata nei sottotetti delle abitazioni dove è sottoposta alle
variazioni di temperatura stagionali.
Per quanto riguarda il numero, la capacità, la sequenza delle botti e la
qualità dei legni non esiste una regola fissa; ogni produttore è libero
di formare la propria acetaia utilizzando botti e legni a seconda del
proprio gusto e della quantità di prodotto che vuole ottenere. Tuttavia
il numero minimo delle botti è una serie o batteria di tre: una botte
grande dove vengono effettuate le aggiunte di mosto cotto (e dove
avverrà la fermentazione acetica), una botte intermedia dove verrà
trasferito il liquido fermentato per la maturazione e una terza, la più
piccola, dove sarà travasato il liquido maturo per essere invecchiato.
Oggi la tendenza comune è quella di avere una serie di botti di legni
diversi con capacità decrescente, che parta dalla botte più grande
contenente il prodotto più giovane per raggiungere quella più piccola
destinata a raccogliere il liquido più maturo. Non esiste una norma
rigida da seguire, ma normalmente le acetaie sono costituite da una
serie di botti della capacità decrescente circa del 20-30 % l'una
dall'altra. Ad esempio in una serie di cinque botti, se si ipotizza che
la più grande sia di 60 litri si avrà una scala decrescente formata da
botti di: 50 - 40 - 30 e 20 litri di capacità. Se si aumenta la
grandezza della prima botte, si potrà ottenere una serie di otto
contenitori così scalati: 75 - 60 - 50 - 40 - 30 - 24 - 16 e 10 litri di
capacità. Per quanto riguarda i legni l'orientamento generale è quello
di mettere botti con legni teneri e porosi all'inizio, così da favorire
i processi di evaporazione e di acetificazione (ad esempio il castagno),
e legni più duri nelle botti più piccole, verso la fine della batteria,
per conservare in modo duraturo il prodotto invecchiato (ad esempio
rovere e gelso). L'alternanza dei legni nella batteria contribuisce a
caratterizzare in modo unico il prodotto conferendogli profumi e aromi
tipici.
L'attività microbiologica che si sviluppa all'interno del mosto cotto si
può riassumere nella fermentazione provocata da lieviti osmofili (Zygosaccharomyces,
presenti naturalmente nel mosto) nelle botti di acetificazione
all'interno delle quali colonie di acetobatteri danno luogo ad una
ossidazione simultanea dell'alcool, a misura che questo si forma, in
acido acetico. Nel tempo il prodotto subisce una serie di profonde
trasformazioni riguardanti gli zuccheri, gli alcoli, le aldeidi e gli
acidi organici in esso contenuti, evidenziate da un affinamento del
bouquet di profumi e sapori che diviene sempre più intenso, delicato e
gradevole.
La produzione segue l'andamento stagionale: il gelo invernale dona
limpidezza al balsamico e il torrido caldo estivo concentra zuccheri,
acidità e sapori, la temperatura mite in autunno e primavera consente le
attività microbiologiche. Annualmente, durante la stagione fredda, si
preleva dalla botte più piccola della serie un quantitativo di prodotto
(mediamente un 25-30% del contenuto totale) ritenuto idoneo per la
commercializzazione. Il liquido del barile più piccolo viene, dunque,
riportato ad un livello di circa i 2/3 del totale con una parte del
liquido della botticella immediatamente più grande (tale operazione
viene comunemente chiamata travaso). Questa, a sua volta, viene
riportata a livello con la terza, e continuando a ritroso fino alla
botte maggiore, rincalzata con il mosto cotto dell'annata (operazione
chiamata rincalzo).
Il prodotto inizia a diversificarsi: nei barili più grandi i caratteri
tipici sono più giovani, mentre spostandosi verso le botti più piccole
le attività microbiche si spengono lasciando spazio all'affinamento e al
graduale invecchiamento. Come descritto precedentemente, il prodotto
maturo si estrae annualmente, in inverno all'epoca dei travasi, dalla
botticella più piccola; se poniamo che una serie produttiva sia composta
mediamente da sette barili e poniamo che il primo barile della serie (il
più piccolo) abbia capacità pari a 10 litri, dunque contenga circa 7,5
litri di prodotto, ogni anno il produttore potrà prelevare al massimo
2,5/3 litri per non snaturare completamente la catena produttiva che si
crea con l'operazione dei travasi.
CERTIFICAZIONI
L'ABTM è un prodotto a denominazione di
origine controllata DOC, e con Regolamento della Comunià Europea
813/2000 è stato inserito tra le denominazioni di origine protette dalla
Unione Europea (DOP). Lo si può trovare in commercio in due età di
invecchiamento: un prodotto, ABTM, invecchiato almeno 12 anni, ed ABTM
Extra Vecchio, invecchiato almeno 25 anni.
Il prodotto è tutelato dal "Consorzio tra Produttori di Aceto Balsamico
Tradizionale di Modena" e, soltanto dopo aver superato una serie di
controlli organolettici da parte di una commissione di esperti
assaggiatori, viene imbottigliato in una bottiglia da 100 ml unica per
legge per tutti i produttori. Ogni singola bottiglia viene numerata e
chiusa con un sigillo di garanzia, inoltre per ogni partita di prodotto
imbottigliata, il Consorzio trattiene un campione di prodotto a garanzia
della qualità del lotto di bottiglie corrispondenti.
L'ABTM si colloca a pieno titolo nel panorama italiano delle produzioni
agroalimentari di nicchia: è un prodotto unico nel suo genere,
strettamente legato al territorio da cui origina, di elevatissima
qualità. L'estensione del suo possibile mercato è fortemente limitata da
queste caratteristiche di qualità e parallelamente di elevati costi, si
rivolge dunque ad un pubblico selezionato di cultori di enogastronomia,
di boutique gastronomiche, di ristoranti ed enoteche di alto livello; è
commercializzabile in tutto il mondo e presenta il vantaggio che una
volta posto in vetro non manifesta alcun problema di conservazione o di
deterioramento.
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